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Dopolavoro. Guida pratica per pensionati PDF Stampa E-mail

Francesco Celotto, Dopolavoro. Guida pratica per pensionati (libreria Treves, Napoli, 7 maggio 2005)

Trascrizione dell'intervento dell’avvocato Gerardo Marotta alla presentazione del libro nella sede storica della libreria Treves.

La questione che l’autore ha messo in risalto non è solo quella del carattere del burocrate. Il dramma del nostro secolo, della nostra generazione è che molti, a partire dagli avvocati, non si domandano affatto qual è lo spirito delle leggi, la morale che una norma contiene. L’atteggiamento del magistrato e dell’avvocato è spesso quello di “gente meccanica”, come diceva Alessandro Manzoni, “gente meccanica e di picciolo affare”, a cui la legge serve semplicemente per vincere una causa o per fare una sentenza. Nella maggior parte dei casi l’avvocato non si domanda quali siano le ragioni dell’ordinamento giuridico che vige in quel momento. In quel momento egli pensa solo al peculio, a vincere la causa per avere i soldi del cliente, prescindendo da ogni analisi morale della legge che si amministra, della legge per cui si è vissuto un’intera vita, con il rispetto soltanto formale, volto a raggiungere uno scopo immediato. Questo è in generale l’orrore dei professionisti di oggi, sia dei professionisti delle leggi, del diritto, sia di molti medici, ingegneri e grandi costruttori. Un esempio scandaloso è quello della progettazione e della costruzione di dighe. Mi sono più volte recato in varie località del Mezzogiorno d’Italia per esaminare le dighe che si costruiscono (spesso senza gara di appalto, spendendo centinaia di miliardi) e ho domandato: “Ma scusate, queste dighe tolgono la sabbia delle spiagge, sono un pericolo di catastrofe, tanto è vero che in America le dighe sono state rimesse in pristino ed è stata ricreata la situazione quo ante. Perché continuate a costruirle?” Mi è stato risposto: “Ma avvocato a noi cosa interessa? Guadagniamo miliardi progettando, dirigendo le opere, facendo i collaudi. Poco c’interessa che cosa può significare una diga per le future generazioni o per il clima di un’area. Neanche ci interessano le conseguenze che comunque una diga può avere per un eventuale movimento tellurico. Noi la costruiamo, dirigiamo i lavori, ritiriamo i miliardi, mettiamo a posto la famiglia e i nipoti e stiamo a posto”. C’è una generazione di professionisti e burocrati che ha infettato tutta l’Italia, specie questo nostro Mezzogiorno, una generazione che non si domanda quali siano le scaturigini di una legge, di una norma di costume. È gente perduta che pensa solo alla propria sopravvivenza materiale. Oltre all’allevamento della famiglia non c’è altro orizzonte, non c’è altra luce. Non compare mai la vocazione all’universale, mai un discorso più alto, mai la necessità di cercare le ragioni della propria vita, le basi della propria esistenza. Mi pare che in questo racconto (Cronaca di un’apparizione letteraria) sia mirabilmente ritratto il burocrate che non si è mai posto il problema delle leggi per la cui esecuzione e osservanza ha vissuto, senza mai rendersi conto del perché. È un quadro drammatico e autentico, che ci invita tutti a riflettere.

 

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