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Marisa Papa Ruggiero, "Di volo e di lava" PDF Stampa E-mail
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Metaforica e aspra, violenta e anarchica, è proprio la voce di chi parla, con i suoi labirinti immaginosi, i suoi scuri stridii, a porsi dunque al centro del libro: voce che dà voce, o che evoca altre voci, in un movimento all’indietro – nella chiocciola profonda dei tempi e della storia – capace di evocare un luogo-origine, una sorta di ombelico poetico, una «radice dell’urlo» da cui tutto sembra essere scaturito: di qui quegli «alfabeti di zolfo e di sale», quell’«antico suono / che stringe a cerchio le parole» e «le incanta». E sono vocimateriche, ora vegetali ora minerali, che cercano volta per volta di fissarsi in una forma, in un corpo, o almeno – metonimicamente – in una parte capace di accoglierne l’urgenza, e l’invocazione: forme sempre provvisorie, «in attesa di nome», vasi (crateri, olle, catini) di suoni-immagini che investono chi legge, «tra boato e schianto», smuovendo fondimagici della mente e dell’anima, remote conchiglie di sensi. (Dalla Prefazione di Giancarlo Pontiggia).
 

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